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Storia-Economia
CENNI STORICI
La Preistoria
Osservando la vallata del Ticino e spostando l'orologio a ritroso nel tempo, sino ad arrivare alle ere glaciali, si potrebbe essere testimoni dell'inizio delle origini di Bellinzago.I nostri occhi, abituati ai verdeggianti boschi e prati della valle, vedrebbero, invece, inquietanti masse di ghiaccio blu intenso che, dall'orizzonte montano, con un passo impercettibile ma inesorabile, si stanno muovendo verso il loro destino per divenire laghi, fiumi, torrenti e paludi, nella temperata pianura Padana.
Testimonianza di questi eventi, che con mano indelebile hanno modellato il territorio novarese, sono i tre terrazzamenti di origine glaciale i quali si susseguono dalla sponda piemontese del Ticino, in direzione ovest, verso il fiume Sesia.
La glaciazione di Mindel (400 mila anni fa) diede origine al terrazzamento collinare a nord di Novara che interessa la linea Divignano-Mezzomerico-Castelletto di Momo (terrazzamento caratterizzato da depositi di argille "rosso mattone").
Il secondo terrazzamento originato dalla glaciazione di Riss (200 mila anni fa) si estende attiguo a quello di Mindel sulla linea Bellinzago-Oleggio-Pombia (terrazzamento caratterizzato da depositi di argille "giallo-rossastre"). Il terzo e più recente terrazzamento di Wùrm (100mila anni fa), si estende sulla linea che segue la valle del Ticino (terrazzamento caratterizzato da depositi di argille "brunastre").
Il Neolitico
"L'Italia grazie alla sua posizione geografica (clima e vegetazione) si sarebbe trovata in una situazione particolarmente favorevole allo sviluppo autoctono dell'economia di produzione". Così scrive Borgogni Torli Silvana (Preistoria italiana, in "Italia Preistorica", AA.VV., Milano, 1934) per spiegare la nascita delle relazioni sociali ed economiche.Il Neolitico fu il periodo più importante della storia dell'uomo preistorico: infatti egli passò da una economia di prelievo (uomo-cacciatore) ad una di produzione (uomo-allevatore/uomo-agricoltore). Coltivatore e allevatore l'uomo del Neolitico sentì il bisogno di costruire villaggi e disboscare foreste, per avere terra da coltivare e nuovi spazi per adibire all'allevamento del bestiame. Questi nuovi fabbisogni imposero delle esigenze ben precise dettate dal tipo di mestieri che si venivano a creare; pertanto iniziarono ad essere costruiti i primi utensili. All'inizio vennero reimpiegate e adattate le armi da caccia; per esempio le asce di selce per uso bellico vennero riutilizzate per la lavorazione del legno.
Sorse l'alba dell'anno 5000 a.C. e là dove sorgevano maestose verticalità di ghiaccio ora erano presenti vaporosi specchi d'acqua, che il progressivo sciogliersi dei ghiacci ha trasformato nelle nostre principali risorse idriche: lago Maggiore e lago d'Orta. Il clima era diventato mite. Il territorio era caratterizzato da enormi e svettanti foreste verdi ed era animato da tumultuosi spostamenti di animali.
Provengono anche dalla zona di Bellinzago ritrovamenti archeologici importanti: cuspidi di lance, asce e selce scheggiata che sono stati ritrovati, nelle zone limitrofe alle località di Cavagliano (loc. Crimea) e Linduno, testimonianze dell'esistenza di una popolazione stabile nella zona collinare a nord di Novara.
Scrivono infatti gli studiosi che "Culturalmente sono identificabili sul sito (Cavagliano, loc. Crimea) una frequentazione Neolitica ed Eneolitica con abbondante produzione di selce scheggiata, seguita da un ampio insediamento riferibile alla media età del Bronzo...".
Protostoria
La moltitudine di ritrovamenti di età protostorica portati in luce per tutta la zona limitrofa al corso del fiume Ticino attestano l'esistenza di centri demici (villaggi), anche di cospicua densità popolativa come ad esempio le 124 tombe della necropoli di Oleggio-Loreto di età Golasecchiana (IX-V secolo a.C.).Golasecca è una località in provincia di Varese che si affaccia sulla sponda lombarda del Ticino di fronte a Varallo Pombia.
Nel territorio di questo abitato è stato ritrovato un importantissimo insediamento dell'età del Ferro appartenente ad un gruppo autoctono che per arte, per cultura e per religione si diversificava dalle altre culture coeve (Etruschi, Romani, Greci, ecc.).
Questa cultura, soprattutto per i periodi più antichi, presenta ancora aspetti poco chiariti, come ogni civiltà del passato.
Nella trattazione storica di questo periodo vi sono, infatti, dei dati poco chiari e contrastanti tra loro, in quanto le fonti a cui si affidano gli studiosi non sono sempre attendibili, quali gli scritti degli storici latini, greci e gli studi archeologici più antichi.
Molti studiosi vogliono la Civiltà di Golasecca di origine ligure, altri di origine celtica e, infine, celto-ligure anche se le ultime ricerche danno più affidabile la ultima origine: quella celtica.
Oltre all'importanza dei corredi funebri ritrovati nelle varie necropoli golasecchiane, sono da sottolineare i rapporti commerciali con i Celti d'oltralpe (culture di "La Téne" e "Hallstatt") e con il mondo Mediterraneo (Etruschi) che hanno permesso alla Civiltà di Golasecca di avere uno sviluppo culturale diversificato.
L'Età del Ferro
All'inizio del secolo l'avvocato Lorenzo Apostolo di Bellinzago ritrovò un corredo di ben cinque tombe golasecchiane in località "Abbasso del motto" - cascina Ranchini, corredo ora custodito presso il Museo Civico di Novara.Nel corredo oltre al materiale ceramico, finemente lavorato, si trovano alcuni monili: "torquis" (girocollo in materiale nobile e non, di circonferenza aperta con le due estremità caratterizzate da bilobature o volumetrie decorative), fibule, anelli digitali, ecc.
E' importante sottolineare che questi ritrovamenti attestano la presenza del popolo di Golasecca sulle rive del Ticino bellinzaghese.
Epoca Romana
Il primo nucleo insediativo di Bellinzago sorse probabilmente in epoca romana. Corrado Gavinelli, nei suoi scritti, indica la presenza di una centuriazione del territorio e di una probabile presenza di strutture di difesa dell'originario accampamento romano che era forse collocato dove oggi sorgono la chiesa di Sant'Anna e l'edificio del Municipio.E' da notare però che questi dati non sono avvalorati da nessuna fonte archeologica. Nonostante ciò è piacevole immaginare sulla collina dei soldati romani con armeggi che si concedono un po' di riposo, le genti del posto che dalle capanne osservano con aria stupita, spaventata e forse divertita l'"augure" (sacerdote) che, dopo aver concluso le meditazioni e i rituali, poneva il suo "cippo gromatico" (bastone che serviva per tracciare le due strade principali delle città romane, il cardo e il decumano) nel "tetrans", (termine che letteralmente significa quarto ma, in questo caso, sta ad indicare l'intersezione tra cardo e decumano, piazza Sant'Anna) e tracciava il "decumano maximus" (via Matteotti) e successivamente il "cardo maximus" (via Don Minzoni e Ruga Nuova).
Da quella croce tracciata sul terreno si dovevano erigere le costruzioni dell'avamposto romano. Non è da escludere che gli abitanti appartenenti alla cultura di Golasecca, sita sul terrazzamento del Ticino, piano piano si siano spostati verso l'abitato romano e insieme abbiano dato vita al paese di Bellinzago.
Il Medioevo
Dal periodo che intercorre tra la caduta dell'Impero Romano alle invasioni barbariche, non si hanno notizie certe e documentate per quanto riguarda la vita e l'evoluzione degli abitanti di Bellinzago, Cavagliano e Dulzago.Sono noti soltanto, in attesa di studi più approfonditi, gli eventi che in questi secoli hanno caratterizzato le terre novaresi.
I punti storici principali sono individuabili nei seguenti momenti:
- 489 d.C. tutto il territorio novarese fu conquistato dai Goti di Teodorico.
- 568 d.C. Alboino invase la pianura Padana (alcuni studiosi collocano l'incastellamento di molti villaggi in questo periodo).
- Con la morte di Carlo Magno (814) il suo grande impero cadde in rovina. Sotto il dominio dei Carolingi il Novarese fu diviso in cinque contadi: il contado di Bulgaria, quello di Pombia, di Stazzona, dell'Ossola e, più tardi, quello di Lomello.
- In età tardo carolingia il "vicus" (villaggio, insediamento) di Dulzago ebbe il suo massimo splendore in quanto ritenuto l'insediamento di maggior rilievo fra quelli collocati nel comprensorio tra Agogna e Ticino.
Bellinzago viene citato nel 1014, quando compare sotto il comitato di Pombia e nel 1025 in un diploma rilasciato dall'imperatore Corrado II.
Dopo queste date la storia trova documentazioni sempre più consistenti. Anche nel Novarese il clima politico alle soglie della morte di Federico II (1250) era increspato dal dislivello di due fazioni opposte: la "pars (parte) Sanguigna", di famiglie guelfe (Brusati, Cavallazzi, Capra e Testa) e la "pars Rotunda" composta da famiglie ghibelline (Tornielli) che si contendevano il potere sulla città di Novara.
Durante queste lotte, nel 1258, si verificò un episodio che vide il paese di Bellinzago fra i protagonisti.
Infatti, in quell'anno, i ghibellini Tornielli, elessero come podestà di Novara il pavese Rocco da Strada, sapendo bene di contare sull'appoggio di cavalieri pavesi, piacentini e lodigiani per poter assoggettare l'agro novarese capeggiato da armate guelfe e mantenere il potere sulla città. I cavalieri ghibellini erano pronti per la conquista dell'agro ma non tennero conto della controffensiva partita dalla terra bellinzaghese: qui la fazione Sanguigna aveva perpetrato così gravi danni ai poveri Rotondi che determinarono per le armate guelfe una vera e propria sconfitta, una "rupta"(rovesciamento) che venne ricordata nella storia.
Gli effetti di tale sconfitta rovesciarono il podestà che venne imprigionato; al suo posto le famiglie Brusati e Cavallazzi elessero un nuovo podestà: Ottorino Borri, milanese.
Gran parte delle notizie su Bellinzago si riferiscono al 1347, anno a cui datano le "Consignationes", un importante documento ecclesiastico che riporta l'elenco, l'inventario dei possedimenti che tutti gli enti religiosi possedevano sul territorio: chiese, terre, edifici.
Grazie a questo inventario si viene a conoscenza che nel territorio di Bellinzago era presente un castello e un abitato cinto da fortificazioni.
Il "Comune Belenzagi" (Comune di Bellinzago), che probabilmente acquisì la propria fisionomia agli inizi del XII secolo, fece costruire una "fractam maiorem" (siepe di rovi e/o biancospini) e un fossato che difendeva l'abitato e la chiesa da visite indesiderate.
Nella chiesa Parrocchiale di San Clemente era presente, oltre alle ricche suppellettili, un'invidiabile biblioteca liturgica con omeliario, antifonario, messali e un codice "Ussus" che conteneva l'uso liturgico della Chiesa novarese.
Si viene a conoscenza dalla "Cronaca" di Pietro Azario che in quell'anno il paese fu decimato da una terribile epidemia di peste alla quale seguirono anni di guerre e di saccheggi.
Nel 1360, come una parte dell'agro novarese, anche il castello al centro di Bellinzago venne raso al suolo dalle truppe di Galeazzo II Visconti.
Il castello fu ricostruito nel 1397 grazie all'aiuto finanziario di Francesco Barbavara, famiglia a cui il duca di Milano Gian Galeazzo diede nel 1402, anno della sua morte, il paese in feudo. Nel 1466 feudatari del paese divennero i Del Mayno.
Successivamente, nel XVI secolo, il castello superiore fu abitato dai Visconti di Aragona e nel XVIII passò ai Florio di Romagnano fino all'abbattimento dell'edificio per ordine dei Demarchi nell'anno 1822.
Nei pressi del paese di Bellinzago Novarese si trovano la frazione di Cavagliano e l'insediamento di Dulzago, entrambi di antica datazione, il secondo oggi completamente scomparso e nominato in carte dell'892.
Il primo centro viene citato nel 1151 in quanto in esso era edificato un castello che inglobava dei magazzini e una cappella dedicata a San Quirico. La località e il castello vennero confermati da Corrado III ai Conti di Biandrate nel 1140.
Alla fine del secolo XIII e l'inizio del XIV, il dominio sui castelli di Cavagliano e Bellinzago passò dalla signoria dei Biandrate al dominio politico del Comune di Novara. In un manoscritto datato 24 maggio 1324 si citano due ricchi e potenti personaggi del Novarese: Paolo II Caccia e il figlio Paganino componenti della "pars Rotunda" che alloggiavano nel "castrum" di Cavagliano.
Nel XIV secolo a Cavagliano era presente la parrocchiale "infra castrum" (dentro al castello), di San Quirico e nell'abitato rurale sottostante la chiesa di San Giulio.
Un evento che sottolinea la potenza della famiglia Caccia - e quindi del castello di Cavagliano - in quegli anni lo si trova negli scritti dell'Azario. Lo storico segnala infatti che quando tutto l'agro novarese fu messo a ferro e fuoco dalle armate di Galeazzo II Visconti venne distrutto il castello di Bellinzago, ma l'abitato di Cavagliano, grazie al potere della famiglia Caccia, non fu toccato.
Il Medioevo: i Reperti Archeologici ed i Documenti Artistici
Dal territorio di Bellinzago del periodo romano sono pervenute soltanto due testimonianze: un sarcofago con iscrizione e i resti di una necropoli composta da sette tombe. Il sarcofago, sito nel cortile delle scuderie della Badia di Dulzago, utilizzato come abbeveratoio, da studi recenti compiuti sulle iscrizioni, è stato datato al II secolo d.C. Poco distante dalla citata località di Dulzago, a Cavagliano, in località "Crimea", sette sepolture a cremazione di epoca tardo romana con il relativo corredo funebre, sono state portate alla luce dal Gruppo Archeologico Varalpombiese agli inizi degli anni Settanta, testimonianze che si aggiungono a quelle trovate dall'Apostolo nel 1902-03. Fra i reperti ora collocati presso i Musei Civici di Novara, sezione archeologica, si citano l'urna biconica, assegnata al IX secolo a.C., le fibule in bronzo che datano fra il VI secolo e gli inizi del V a.C. e la placca di fibia di cintura, in lamina bronzea.Le ultime vestigia del castello di Bellinzago - che avrebbero potuto diventare una corposa testimonianza dell'età medievale - apparvero nel 1966 agli operai della ditta appaltatrice per gli scavi dell'acquedotto comunale.
Questi 'archeologi improvvisati', scavando ad una profondità di 137 cm trovarono un muraglione largo 88 cm. Intorno al muraglione il terreno di riporto era caratterizzato da una quantità di ciottolame, mattoni e coppi, notevole. Tutto venne però ricoperto.
Del passato medievale di Bellinzago rimangono oggi, perciò, due torrette che facevano parte delle mura del castello poste sulla collina a guardia della strada che conduce a Dulzago e ad Alzate. Si narra che siano state messe a protezione di uno spettrale cunicolo che serviva da collegamento con il castello di Cavagliano; si lasci comunque la verità posta nel cassetto della credenza popolare.
Testimonianze più concrete si trovano invece presso la 'Badia' di Dulzago, per secoli sede di un'abbazia di proprietà ecclesiastica, i cui resti più antichi sono costituiti dalla chiesa di San Giulio, edificio romanico del XII secolo, ripreso nel XIII, che ancora conserva dipinti medievali e del XV secolo, visibili nonostante l'apparato decorativo barocco.
A Cavagliano vi è la chiesa di San Quirico, già menzionata nelle "Consignationes" nel 1347. La descrizione dell'edificio compare nella relazione datata 1585, che conferma la sua natura di costruzione sacra, in stile romanico ad unica navata a cui era stato aggiunto il battistero all'ingresso, circondato da una recinzione lignea.
Il sacerdote che abitava nella casa parrocchiale, attigua alla chiesa di San Quirico, don Ferrabino, aveva istituito la Scuola della Dottrina Cristiana. Questi insegnava ai giovani oltre allo studio della dottrina cristiana anche la lettura e la scrittura.
Nel 1606 durante l'episcopato di Carlo Bascapè la chiesa di San Quirico venne completamente ricostruita non conservando nemmeno l'originario orientamento: la porta quadrata sulla facciata d'ingresso rivolta verso ovest era stata chiusa e il nuovo ingresso, spostato, era rivolto verso sud. Attualmente la chiesa ha una sola navata, tre altari di marmo e un battistero di età barocca e deve il suo apparato decorativo a G. De Giorgi che lo eseguì nel 1925.
Nulla rimane delle antiche strutture della chiesa di San Vito di Cavagliano (indicata anche come intitolata al Santo Nome di Maria), collocata nel cimitero della frazione, il cui aspetto attuale è dovuto a trasformazioni o ampliamenti operati nel secolo XV, decorata da affreschi del XV e del XVI secolo.
L'Età Barocca: il Seicento
Il XVII secolo si aprì a Bellinzago con la costruzione della chiesa di Sant'Anna, posta a lato del vecchio edificio comunale (ex biblioteca Calcaterra). L'attività del Comune in questo periodo non si concentrò sulle opere edili: infatti si costruirono solo il suddetto edificio sacro e la "roggia del Molinetto" (1619, canale idrico che alimenta il mulino "Vecchio"). In questi secoli prevalente fu l'interesse per la gestione economica.Durante tutto il Seicento si registrò un aumento demografico con un incremento da 1000 a 1600 unità all'inizio del Settecento.
Questa tendenza può sembrare ingiustificata, considerando la guerra dei Trent'Anni e il pesante carico fiscale imposto dal clero e dai dominatori spagnoli. Ma le motivazioni di tale sviluppo sono da ricercare nelle caratteristiche del territorio e nella presenza di una forte "leadership".
Prima dell'avvento dell'esercito francese in Italia, Bellinzago appare come un centro isolato, privo di grandi vie di comunicazione con il mondo esterno e non assume quindi grande interesse militare. Inoltre i territori marginali, come quelli della valle del Ticino e di Cavagliano, non sono oggetto di conquista da parte dei più potenti imprenditori agricoli.
La pubblica amministrazione era affidata a due istituti: i dodici "Primi estinti" e i sei consoli. I primi erano il vessillo delle dodici famiglie che in misura maggiore contribuivano alle casse del Comune, mentre nei secondi si ravvisa l'espressione dei gruppi di potere e di interesse presenti a Bellinzago.
I consoli svolgevano le loro funzioni per un periodo di due anni, durante il quale gli incarichi ad essi affidati venivano periodicamente ridistribuiti. Il consiglio si componeva di diciotto elementi e le decisioni prese da questi ultimi venivano poi avallate nelle pubbliche assemblee di "piazza", ove i "paters familias" (i membri maschi più anziani) presenti avevano diritto di voto. Accanto a questi, vi erano inoltre le figure del prete, dell'agrimensore e del notaio che regolarizzano la posizione e lo "status" della popolazione.
Infine si evidenzia la presenza del giudice feudale, chiamato in causa per risolvere le vertenze del paese.
L'Età Barocca: il Settecento
Nel secolo successivo Bellinzago perse le sue connotazioni medievali acquistando quella morfologia urbanistica ancora oggi evidente.Le abitazioni caratteristiche dell'inizio del Settecento erano prevalentemente organizzate su in tre livelli o tre piani: dimora diurna al pianterreno, notturna al primo piano e cassero di deposito o fienile al secondo.
Questi nuclei abitativi erano accorpati intorno ad un cortile comune, se localizzate al centro del paese, o rivolte verso l'aia, se site in zona periferica. Si possono indicare quali eredità di questo inizio secolo la facciata in cotto di via Matteotti al n. 17 e il portone di via Gramsci al n. 42.
Novità delle case edificate in età posteriore è invece il distacco della stalla dal corpo abitato e la sua collocazione verso l'esterno della corte, con le finestre che si affacciano sulla strada. Inoltre, se si osserva una mappa del tempo, si nota che queste costruzioni sette-ottocentesche sono disposte su lunghe linee parallele.
Nel 1706 terminò la dominazione spagnola e ad essa subentrò quella degli Asburgo. Tra il 1718 e il 1723 furono rilevati e trasferiti in mappe (cioè disegnati) 1000 ettari di campi, per ordine degli amministratori austriaci. Grazie a questo provvedimento fu possibile organizzare il primo catasto cartografico integrale denominato"Teresiano", in onore di Maria Teresa.
L'Età Barocca: i Documenti Artistici
In età barocca, oltre alla già citata chiesa di Sant'Anna e agli edifici signorili indicati, a Bellinzago venne eretta anche la chiesa della Madonna della Neve, settecentesca.Lo spirito religioso e la devozione popolare si espressero in questi secoli anche nella fondazione delle confraternite, che numerose operarono nel paese, tre delle quali ancora attive.
Esse si proponevano come strumenti di operosità sociale oltre che come centri di vita religiosa, divenuti importanti quando sulla cattedra episcopale novarese salì Carlo Bascapè che, giunto a Novara nel 1593, iniziò ad operare secondo le indicazioni della Controriforma.
Nella vasta opera riorganizzatrice della diocesi, il Bascapè non si indirizzò solo imponendo i nuovi modelli edilizi, che resero necessarie la ristrutturazione delle antiche chiese o la costruzione di altre, ma riorganizzò anche le comunità cercando di dettare regole di comportamento cristiano più rigoroso.
L'Ottocento
Il 30 maggio 1800 Napoleone Bonaparte passò da Bellinzago, restaurando la municipalità. Si aprì così il breve periodo repubblicano, tassello prezioso nel mosaico della storia del paese. La Badia di Dulzago venne ceduta al francese Pierre Saint Prix Rejnier, il quale da accorto imprenditore, vide nella coltivazione del riso, già preesistente ma non sfruttata al meglio, un mezzo per conseguire ottimi guadagni. Provvide quindi alla creazione di una rete idrica adeguata, ponendo in tal modo le basi per lo sviluppo di quella che diventò la coltura principale della valle del Terdoppio.Diversi furono gli interventi operati dai Francesi: dai lavori di ampliamento dei circuiti stradali, come ad esempio la costruzione della strada nuova che poi divenne la provinciale, all'istituzione delle scuole elementari, fino all'introduzione del sistema metrico decimale e della lira italiana. Tornati ai Savoia nel 1814, Novara e il Novarese si trovarono al centro degli avvenimenti storici risorgimentali, soprattutto di quelli legati alla prima guerra d'Indipendenza.
I centri del territorio si avviarono così verso l'unificazione dello Stato e verso una organizzazione che divenne sempre più allargata sia sotto il profilo territoriale che sotto quello economico. Accanto all'agricoltura, infatti, l'Ottocento vide, anche in Bellinzago, la formazione di laboratori e officine che crearono all'interno del borgo nuove dinamiche sociali.
Il Novecento
Il secolo si aprì con momenti di grave crisi come furono quelli che condussero alle due guerre mondiali (1915-18; 1940-45), avvenimenti a cui anche la popolazione di Bellinzago contribuì con sofferenze e sacrifici.Intorno alla metà del secolo, quando la situazione italiana ed europea si fu normalizzata, si innescarono tutti quei processi economici e sociali che portarono alla situazione di benessere attuale e all'acquisizione di nuovi modelli di vita.
Anche a Bellinzago non si seguirono più i ritmi dettati dalle stagioni e dai lavori campestri ma quelli, sempre più rigidi, delle fabbriche e delle industrie.
Le migliorate condizioni di vita indussero alla trasformazione degli antichi edifici e all'ampliamento della superficie del centro, che si dotò di strutture pubbliche e amministrative sempre più moderne ed efficaci.
Il Novecento: i Documenti Artistici
L'Ottocento viene anche ricordato a Bellinzago come il periodo antonelliano.Emblemi dell'impegno creativo dell'architetto novarese sono la chiesa Parrocchiale di San Clemente, la cui edificazione cominciò nel 1837 e terminò sette anni dopo, e l'asilo infantile, realizzato in tre anni, dal 1873 al 1876, per merito del lascito testamentario dell'avvocato De Medici, che funzionava secondo precise norme comportamentali.
Si verificò anche l'abbattimento delle allora mura residue del castello spagnolo nel 1822, il cui sito originario era in prossimità del vecchio acquedotto comunale.
Nel 1910 venne inaugurato l'oratorio o ricreatorio, voluto dall'avvocato Francesco Vandoni, morto nel 1907, il quale demandò la sua realizzazione al fratello. Desiderio del benefattore era quello di fare in modo che i fanciulli venissero accolti in una struttura coordinata dal prevosto del paese, distogliendoli così dalla strada o dalle bettole. Successivamente l'opera venne completata grazie agli interventi di alcuni sacerdoti, tra i quali don Omodei Zorini che nel 1922-25 realizzò la sala teatro-cinema, don Maurizio Raspini, il quale fece edificare la casa San Giovanni Bosco e don Luigi Manfredi, promotore della costruzione di una nuova ala del fabbricato.
In questi due secoli le antiche occupazioni come quella della macinazione che si svolgeva presso i mulini come il Mulino Vecchio, ancora conservato, vennero sostituite da quelle più nuove, come la filatura o la tessitura o le attività meccaniche.
Si modificarono perciò, completamente, anche i sistemi di vita, le abitudini dei paesani di cui sono tenue e sfumata testimonianza le antiche immagini fotografiche e i ricordi degli anziani.
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese - Volume 14 Bellinzago Novarese"
Provincia di Novara 1998












